TUTTE LE STRADE PORTANO A REBAUDENGO

Pubblicato: 1 marzo 2012 in News

Quando nel 2005 Ferrovie e Comune di Torino decisero di cementificare una buona parte del Parco Sempione (lato ovest), il Comitato di cittadini sorto a difesa del Parco spiegò ampiamente quali conseguenze avrebbero avuto quelle opere, sul quartiere e sulle finanze pubbliche. Conseguenze che apparivano già allora più negative di quanto dichiaravano “gli sponsor del cantiere nel parco”, Assessori comunali e quinta Circoscrizione, a giustificazione della consistente distruzione dell’unica grande area verde di Borgo Vittoria.

Basta rileggere le variegate promesse spese dalle Istituzioni, anche solo quelle degli ultimi mesi, per rendersi conto di quante parole corrano nel vento sulle grandi opere e quanti soldi il contribuente ha dovuto e dovrà spendere per risolvere il problema originario, nato dalla decisione d’interrompere la connessione della linea GTT per Ceres con quella ferroviaria statale per Milano, connessione che storicamente avveniva alla stazione Dora. Problema nato come conseguenza della variante urbanistica che ha portato i binari del treno delle Ferrovie dello Stato 20 metri sottoterra, ha demolito la storica stazione Dora (proprio in concomitanza con le ricorrenze del 150enario d’Italia che l’avevano vista protagonista) ed ha fatto emergere dalla “buona terra” del parco Sempione una nuova stazione, la Rebaudengo.

I COSTI DEI CANTIERI

Per il tunnel di 2 chilometri sotto corso Grosseto, da Parco Sempione a largo Grosseto, sono ipotizzati 300 milioni di euro (inizialmente erano 180), per la linea tranviaria di superficie da stazione (declassata a fermata) Dora a Porta Susa (anticipatrice dell’inserimento della Ceres nel passante ferroviario) non si sa quanti milioni, per il tratto della linea 2 della metropolitana da stazione Rebaudengo all’ospedale san Giovanni Bosco, 111 milioni, più le spese per le sistemazioni di superficie (il cosiddetto parco lineare, che dovrebbe collegare quello che resta del parco Sempione col parco Colletta, affiancato da due belle cortine di nuovi edifici).

Nel mentre, però, non ci sono nemmeno i 26 milioni che dovrebbero servire al Comune per terminare le opere di superficie di corso Principe Oddone e realizzare la sbandierata “porta Nord di Torino”, quel boulevard urbano che dovrebbe trionfalmente ricucire quartieri storicamente separati dalla linea ferroviaria per Milano. Il Comune cerca infatti di sbolognare alle Ferrovie l’impegno che s’era preso di realizzare il boulevard; in cambio darebbe loro, in virtù di consolidati e amicali rapporti, un altro po’ di diritti edificatori: operazioni immobiliari da realizzare in aree ferroviarie dismesse, che s’aggiungono a quelle già previste, anche attorno al parco Sempione (le torri di Spina 4, che dovrebbero spuntare  non lontano dalla stazione Rebaudengo).

Occorre ricordare che i lavori del Passante ferroviario, dagli anni Ottanta ad oggi, sono già costati 1,7 miliardi di Euro, escluse le sistemazioni superficiali a carico della Città, di cui non è nota una valutazione di costi (e nemmeno si fa molto per recuperare soldi ad hoc: il PRIN Gondrand, della non lontana via Cigna, è stato approvato dal Comune senza nemmeno chiedere ai futuri costruttori di destinare una parte degli oneri d’urbanizzazione alla sistemazione superficiale del viale del Passante).

I TEMPI DI REALIZZAZIONE

Slittano sempre più in avanti.

La copertura del Passante lungo il martoriato corso Principe Oddone, che doveva essere conclusa nel 2011, lo sarà forse nel marzo 2013; il vagheggiato tram di superficie realizzato in ulteriori tre anni; il tunnel ferroviario sotterraneo di corso Grosseto, che doveva partire entro il 2011 e durare 3 anni di lavori, non è ancora sicuramente finanziato; la stazione chiamata Rebaudengo (probabilmente all’inizio del tutto doveva essere vicina alla piazza da cui prende il nome). poi ridenominata Rebaudengo – Fossata (per ricordare la storica cascina morente d’incuria), entro il 2012.

A proposito della cascina Fossata, sgomberata ogni tanto da abusivi e infestata da topi, fu il Comune a non volerla espropriare vent’anni fa, quando ne era evidente il primo disfacimento e l’abbandono proprietario, ed è stata la Soprintendenza, recentemente, a ridurne la tutela ai muri resistenti, mano a mano che ne cade qualche pezzo. Fanno un po’ sorridere i progetti di “albergo sociale” di cui si legge su La Stampa: s’aggiungono mestamente alle tante promesse e idee di riutilizzo, anche quelle partorite dai bambini della vicina scuola elementare, oggi presumiamo divenuti studenti universitari. Se un qualche progetto di riuso dovesse procedere, saranno in primis le attività commerciali di cui la Cascina sarà riempita, trasformando un edificio di grande valore storico in una galleria commerciale (un po’ come le Officine Savigliano di corso Mortara, riempite di loft, supermercato e negozi).

PASSANTE CHE NON PASSA

E a proposito di corso Principe Oddone, per i residenti la vita si è rovinata ed esasperata nei quasi 10 anni di cantieri sotto le loro finestre, e non c’è nemmeno più la speranza di una repentina conclusione dei lavori che produca il favoleggiato boulevard (che, solo sentire la parola francese, ci si commuove).

In compenso la stazione in acciaio e vetro in mezzo al Parco Sempione (qualcuno scrive “attorniata da un parco”, dimenticando che un bel pezzo di parco è rimasto sotto le sue strutture di cemento) avrà internamente un bel colore giallo ed è descritta come il vero e proprio centro del mondo: il crocevia di tutte e 5 le linee del sistema ferroviario metropolitano ed anche della futura (futuribile?) linea 2 della metropolitana che dovrebbe giungere a Mirafiori.

Peccato che i lavori della nuova stazione siano bloccati per mancanza di fondi e si levi al cielo solo lo scheletro metallico sotto il quale s’ipotizza di far emergere i futuri passeggeri. I quali non potranno beneficiare dei servizi da installare nello stabile viaggiatori, e nemmeno degli onnipresenti previsti locali commerciali. In compenso, frequenteranno “la prima stazione multiservizio di Torino”, qualunque cosa ciò voglia dire.

Sarebbe ora che i cittadini possano contare nelle decisioni e contare quanti soldi esse comportino!

p.s.: costi e tempi dei cantieri sono tratti dai giornali cittadini

Annunci

I commenti sono chiusi.