Audizione in VI Commissione del Comune di Torino

Pubblicato: 3 aprile 2006 in News

Mercoledì 29 marzo scorso, il nostro comitato è stato audito dalla VI Commissione del Comune di Torino (Ecologia e ambiente, verde pubblico, A.E.M, A.A.M, AMIAT), presieduta da Pier Giorgio Crosetto (Democratici di Sinistra). Ecco il documento (pdf) che è stato letto. Ed ecco cos”è successo… La decina di eroici difensori del Parco Sempione arriva di fronte al Municipio quindici minuti prima dell’orario di convocazione della commissione consiliare che si occupa (si dovrebbe occupare) delle questioni ambientali della città. Molti di loro han dovuto prendere permessi non pagati al lavoro. Esaurite le formalità d’ingresso, essi entrano, trafelati e un po’ emozionati, nella cosiddetta Sala dell’orologio di Palazzo di Città.. La stanza è deserta. Una segretaria accidiosa reclama i nostri permessi e li allinea ordinatamente sul proprio leggio, poi ci intima di sedersi, non al tavolo, ma sulle sedie laterali. Solamente il nostro portavoce ha il grande diritto di sedersi allo stesso tavolo dei consiglieri, consiglieri di cui, allo stato, non c’è nemmeno l’ombra. Giunge poi un omone massiccio con un’arancia in mano (simbolo, forse, del suo interessamento alle questioni ecologiche), il quale s’installa al posto di comando e poi, via via, con lentezza, arrivano alcuni altri (solo uomini) che firmano con sollecitudine il registro di presenza. Per molti di loro quello rimarrà l’unico atto di vita sul posto: o se ne vanno prima del termine della riunione, o ci guardano come le bestie al circo o, alcuni (pochi), interloquiscono a mugugni, non sempre a proposito, col nostro documento. Non si può filmare, ci viene detto, (a causa della privacy!); né registrare (lo fanno già loro). Si può respirare. Abbiamo finalmente il grande onore di leggere le nostre considerazioni! Che siano sentite, è chieder troppo, in quanto immediatamente uno di noi è aspramente redarguito per essersi permesso, come annunciato poco prima dal nostro portavoce, di distribuire copia dell’intervento ai presenti. Dopo l’increscioso episodio, che turba per alcuni interminabili secondi la serenità formale del posto, e quando poi la lettura del nostro documento è conclusa, si può procedere col dibattito! Il problema principale appare subito essere la contestazione al nostro Comitato di avere affermato che le informazioni ha dovuto pagarsele: si parlano, loro e noi, lingue diverse, tanto che ancor oggi c’è da chiedersi se si sia capito che abbiamo smenato 100 euro per avere copia della delibera e, soprattutto, degli allegati che illustrano dettagliatamente il progetto del cantiere e della stazione nel Parco. Quelle stesse informazione che ci sono state negate nell’ormai mitico Comitato di cantiere e che abbiamo dovuto chiedere tramite avvocato (Altro che trasparenza degli atti pubblici!). La loro vera preoccupazione è che siamo usciti dal Comitato di Cantiere (non tutti, precisa l’Assessora; e qui riemerge la considerazione che un cittadino è rimasto responsabilmente al suo posto, a difendere gli Interessi Veri della popolazione). Da ciò si deduce che: la nostra presenza in quel Comitato serviva loro a dire che c’eravamo e che il compito di “salvare il salvabile” è appaltato ai cittadini (l’Amministrazione sembra essere solo garante degli interessi dei costruttori e dell’applicazione della delibera. Fin quando essa non entra in collisione coi precedenti. E infatti poi il cantiere lo stanno mettendo dove vogliono!). E, soprattutto, si deduce che in questa riunione del Parco meno se ne parla, meglio è. Infatti, salvo il debole tentativo di un giovine margheritino (se non altro educato), alle domande centrali del nostro Comitato, riprese infine da un altro di noi, non viene affatto risposto. Anzi, quand’esse vengono, molto tranquillamente, ribadite, si chiude la seduta (per sopravvenuta fame? per altri impegni? per non rispondere altro?). Nel frattempo, il responsabile dei giardini aveva avuto modo di affermare che qualunque sarà lo stato dei terreni del Parco dopo i lavori ci penserà lui a farci crescere i baobab e l’ingegnere responsabile del cantiere di garantire che non di cementificio si tratterà, ma di un silo stagno da cui non sfuggirà un granello di polvere. L’Assessora, invece, sta sulla linea: -Con questi non ci parlo!- e infatti guarda negli occhi, e risponde, solo al massiccio Presidente (-Dato che me lo chiedi tu!-). Aleggia un’atmosfera lievemente minacciosa: sembra di capire, che, chi non vuole l’occupazione del Parco col cantiere e la stazione, è un avversario del Progresso, del Passante Ferroviario, dell’Alta Velocità, dello Sviluppo di Torino, della Civiltà Occidentale; tutte cose inscindibili. Sembra.) Gli altri consiglieri, ormai incassato, grazie alla precedente firma sul registro, il gettone di presenza, se non telefonano al cellulare o sgranano gli occhi, se vanno alla chetichella. E così, per esaurimento, si conclude la riunione e noi togliamo il disturbo. L’accidiosa segretaria, che ha parlato tutto il tempo al cellulare, ci riconsidera ora in quanto elementi ingombranti da sgombrare al più presto e ridota ognuno di noi dell’apposito cartellino “visitatori” con cui riguadagnare il sole esterno a quella sala. Amen.

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